In questo testo trovi molti verbi in imperfetto (vedi la pagina LINGUA) identificali, scriveli nel tuo quaderno e poi utilizza alcuni per formare delle frasi, finalmente controlla le tue frasi con il professore.
Esempio:
“Buongiorno Siora
Maschera”, lungo le calli, per i canali e nei listoni era questo il saluto:
l’identità personale, il sesso, la classe sociale non esistevano più, si
entrava a far parte della Grande Illusione del Carnevale in un posto, unico al
mondo, dove tutto può accadere, dove ogni scorcio non cessa di incantare.
Ora tocca a te!
Ora tocca a te!
Gli artigiani che
fabbricavano maschere erano chiamati maschereri fin dal tempo del Doge Foscari
e possedevano un loro statuto datato aprile 1436. Appartenevano alla frangia
dei pittori ed erano aiutati nella loro professione dai targheri che
imprimevano sopra lo stucco volti dipinti, a volte di ridicola fisionomia, con
dovizia di particolari.
La maschera non
veniva utilizzata solo durante il periodo di Carnevale ma in molte occasioni
durante l’anno. La maschera era permessa il giorno di Santo Stefano che sanciva
la data di inizio del Carnevale veneziano e fino alla mezzanotte del Martedì
Grasso che concludeva i festeggiamenti per il Carnevale.
La maschere erano
permesse durante i quindici giorni dell’Ascensione e alcuni, con particolari
deroghe, le utilizzavano fino a metà giugno. Inoltre, durante tutte le
manifestazioni più importanti come banchetti ufficiali o feste della Repubblica
era consentito l’uso di Tabarro e Bauta.
Durante il
Carnevale i Veneziani si concedevano trasgressioni di ogni tipo e la Bauta o la
Moretta erano utilizzate per mantenere l'anonimato e consentire qualsiasi gioco
proibito, sia da parte di uomini che da parte di donne. Anche i preti e le
monache approfittavano delle maschere per celarsi e trasgredire compiendo fughe
amorose o “multas inhonestas”…
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